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Full text of "Una follia a roma, opera buffa in tre atti"

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F. 



R I C CI 



UNA 



FOLLIA A ROMA 



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a^l- 



R, STABILIMENTO RICORDI 



li mi ì mi 



Opera buffa in tre atti 



MUSICA DI 



FEDERICO RICCI 



(RappresenUta per la prima volta al teatro delle FanlaisieS'Parisiennes a Pi^pigi 
il 30 Gennaio i869). 



REGIO STABILIMENTO M) TITO di GIO. RICORDI 

FIRENZE - MILANO - r^" A POLI 



Proprietà letteraria. — Legge 25 giugno 1865. 



PERSO NAG&I 



__*^ftW\/WVVwv>— — 



CARINA sig.^Cl.» Soprano) 

ELISA . ., » (Contralto) 

GIANNETTA » (Mezzo-Soprano) 

RICCARDO sig. (i.° Tenore) 

DOTTORE » (i." Baritono) 

AMBROGIO ' {i." Basso comico) 

ENRICO » (2.° Basso) 

Signori — Maschere — Popolani. 



La scena succede a lìoma. 



Digitized tjy the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/unafolliaromaopeOOricc 



A.TTO :pp\.i3S/a:o 



fi€i:.^A PRIMA. 

Una ricca stanza parapeltata; una porta e una finestra in 
fondo; due porte laterali a due batlenti. Sul dinanzi, a si- 
nistra, un seggiolone, sedie, ed una tavola con varie carte e 
libri; a destra due seggioloni. 

// Dottore seduto al tavolino leggendo delle carte: a destra sul 
davanti Elisa, e presso di essa Carina, entrambe sedute. Riccardo 
in piedi al fianco del Dottore, 

Rie. Che vi par, caro doUore ? 

i]\{\. Buon'amica, lio un batticuore. (ad Elisa] 

Dot. Ho già letto ed ho riletto, 

Non e' è equivoco, ma è schietto ; 
È del padre tutta vostra 
La grandiosa eredità, 
Ma con questo ch'abbia effetto 
Il contratto nuziale 
Stabilito con quel tale 
Che da Bergamo verrà. 
Eli. Ma se quel non le piacesse? 

liìc. Ma se alfin non lo volesse ? 

Dot. In tal caso solamente 

La legittima vi dà. 
Car. e siffatto leslamento 

Annullar non si potrà ? 
Dot. Dei statuti il sentimento 

In contrario per voi sta. 
Vi leggerò 1' articolo 
Dì questo testamento. 
Un' acca ogni commento 
Non vi potria cangiar. 
Udite e poi parlate : 
Una follia a Roma 3-70 i 



6 
{leggendo) « Debitor mi confesso 

D' ogni fortuna mia 

Solo air amico 

Qui sopra nominalo ; 

E per essergli grato, 

A mia figlia promessa a lui in isposa 

Lascio a titol di dote ogni mio avere... » 

E qui notate bene : ("cessando di leggere) 

{leggendo) « Perch'esso l'amministri a suo piacere. 

Ma in ogni caso... etccetera, 

Se ricusasse, etccetera. 

Voglio, dispongo... elccetera 

Che tutta la sostanza, 

Esclusa la legittima... » 

Capite, voi, capite... {cessando di leggere) 

Si perderla la lite. • 
Rie, Qual smania in petto io sento. {disperandosi) 

Che rabbia, che tormento ! 

La vista d' un rivale 

Non voglio sopportar. 
Car. {a Riccardo cercando di calmarlo) 
Restate sempre eguale. 

Non state a dubitar. 

L'anello non ho in dito. 

Non è r atfar finito ; 

Se siete a me fedele 

M' avrete a secondar. 
Rie. Non più, non più lusinghe. 

Lasciatemi partire... 

Mi sento, o Dio, morire. 

Ma deggiovi lasciar. 
Dot. Un tal legato è singoiar 1... {ad Elisa) 

Eli. Vedete un po' che si può far. {al Dottore) 

Dot. Lo scritto ninno può cangiar. {e. s,) 

Eli. Cercate voi di rimediar. (e. s.) 

Car. No, no, non partirete 

Se mi bramate in vita; 



Son risoluta e ardita, 
Lasciatemi pensar. 
Rk:. Mi sento il cor straziato, 

L' affare è disperato ; 
È cosa più crudele 
Volermi lusingar. 

SCEMA II. 

Giann«tta e Delti. 

OiA. Gran nuove, o mia signora. 

Un servo dell' albergo delia luna 

Vi viene ad avvisare 

Che a Roma in questo istante 

È giunto il sor Ambrogio, 

E qui verrà fra poco a visitarvi. 

{il Dottore ed Elisa si alzano e vengono sul dinanzi) 
Rie. Oh 1 ciel 1 lutto è finito ! 
Car. Ah ! no, caro Riccardo, 

Estinta non è ancora la speranza ; 

Ho spirito, ho coraggio ed ho costanza. 

Amici, se volete secondarmi. 

Io manderò a buoti fine un mio progetto. 
Dot. Di me pur disponete. 
Eli. Anch' io con voi qui resto. 
Dot. Per un momento solo io m'allontano. 

Dovendo conferir con un cliente. 
Eli. Vogliate compiacervi, o buon Riccardo, 

D* andare ad avvertirne mio marito. 
Rie. Vado e torno. 
Dot. Sarò pur io qui in breve. {par tonfi) 

SCISMA Uff. 

Detti, meno Riccardo e Dottore. 



i)ij 



Cab. Ora a noi tocca ordir trama sagace'Ji^ 

T'insegnerò la parte ''^'^ ^'^-{ad Edsa^ 

Che avrai da recitare. 





Eli. a tutto son disposta. 
Car. Giannetta, a te dirò quel che hai da fare. 
Già. Vi obbedirò, signora. 
CAR.Siam donne infine, e nulla non ci arresta 
Nel far quel che ci passa per la testa. 
Silenzio e segretezza; 
Giuriamo qui fra noi 
Che ninno avrà contezza 
Di quel che nascerà. 
Eli. e Già. Silenzio e segretezza; 
Giuriamo qui fra noi 
Che ninno avrà contezza 
Di quel che nascerà. 
Car., Eli. Quando un sciocco, uno sventato 
e Già. In amore ci ha oltraggiato, 

Non v' è soglia, non v' è tetto 

Che dar possa a lui ricetto. 

Se ricovera sul monte, 

Ei lassù ci trova a fronte ; 

Disperato cala abbasso, 

Ei e' incontra ad ogni passo ; 

Colle insidie dell' attacco 

Correremo a dargli scacco. 

Preste, svelte, or qua, or là, 

E pagarcela dovrà. [entrane nel gabinetto) 

S C E IV A IV. 

Giannetta e Carina. 

{Si sente bussare alla porta di fuori. Giannetta esce dal 
gabinetto , va a vedere verso la porla d' entrata , poi ri- 
torna e si avvicina alla porta del gabinetto) 
Già. Padrona ! () Sarà certo il llergamasco. 

(* a Carina che esce^dal gabinettoj 
Car. Vanne ad aprire ; 

Ma non farti veder, ritorna presto... 



Io vo' pensare 

A qualche scena per V accoglimento, 

Per provare se riesco neir intento. 

(Carina entra nel gabinetto. Giannetta esce dalla porta 
d'entrata, ma rientra tosto e si ritira anch'essa nel ga- 
binettoj. 

S € E IV A V, 
Ambrogio solo. 



Amb. {di dentro) Chi è di là ? Non vi è alcuno ? 
Vengo avanti, od aspetto ? 
[entrando in scena) 

Pur qualcuno m' apri, dunque ci è gente. 
Chi è di là 1 Bella in rero ! 
(* s'avvicina ad una porta laterale) 
Quest' è una porta chiusa... 
{s'accosta ad un' altra porla) 
Quest' altra è pur serrata... 
Io picchierò... Ma non vorrei sbagliare... 
Cosa ho da far ?... Sedere ed aspettare 1 {si siede) 
Son curioso di vedere 

Questa mia sposina in faccia. 
{si alza e passeggia per la scena) 
Ma, mi piaccia, o non mi piaccia. 
Me la devo già sposar. 
Qui si tratta di migliara, 
Di migliara eh' ella apporta I 
Se fosse anche gobba o storta. 
Me la laccio accomodar. 
Zitto ! zitto !... finalmente > 

Di qui sento venir gente. 
Potrò almeno domandar. 



lo 

SCEMA VI. 
Giannetta dalla porta in fondo e detto. 

Amb. Servo umilissimo. 

Già. % Cosa volete? 

Cosa chiedete ? 

Chi ricercate ? 

Chi domandate ? 

Tempo da perdere 

Con voi non ho. 
Amb. Ma se fuggite. 

Se non sentile, 

Dir quel che voglio 

Mai non potrò. • 

Già. V'affrettale, vi sbrigate. 

Qui rpstar non posso, no. [se ne va fuggendo) 
Amb. Bella maniera ! 

Davver che incanta ! 

Cosi mi pianla ! 

Di più non so. 
Or qui a piqchiare 

Mi vo' provare. 

Cosi qualcuno i 

Venir farò ! [bussa alle due porte laterali) 

^€W4^ A VII. 

Elisa, Dottore e detto. 

[Bollore ed Elisa escono nel medesimo tempo , una dalla 
porla a dritta, Valtro dalla porta a sinistra, e si tratten- 
gono stupefatti dalla parie donde sono uscitij 

Eli., Dot. Chi è questo beli' umore 

Che viene a far rumore 

Con tanta inciviltà? 
Amb. Signori miei mi scusino , 

Carina dove sta ? 



il 

Dot. Carina ? 

Amb. Si, signore. 

Eli. [accostandosi) 

Carina ? 
Amb. Si, padrona. 

Io son quella persona 
Che già da lei si sa. 
Dot. V intendo , si, v'intendo... {con sussiego) 

Eli. Capisco, si, capisco... (maliziosamente) 

Dot. Signore, vi son servo. 

Ah 1 ah ! ah I ah 1 ah 1 ah ! {ridendo) 

Eli. Signor, vi riverisco. 

Ah t ah ! ah ! ah ! ah I ah ! {rìdendo) 

Amb. Signori, mi stupisco 

Di tanta incivillà, 
(Elisa ed il Dottore escono ridendo insieme per una d$lle 
due porte laleraU) 

[Amb, rimasto solo, picchia a tutti gli usci) 
Che sorta di maniera , 
Che grande inciviltà 1 
Tentiam la prova ancora... 
Chi è di là ! chi è di là 1 {picchia) 

fEUsa ed il Dottore ricompariscono dalla porta donde 
sono usciil, si accostano unili ad Ambrogio, beffandoloj 
Eli. Siete voi quella persona ?... 

Ahi ah! ah! ah! ahi ah! ahi {ridendo) 
Dot. Siete voi quella persona ?.. 

Ah ! ah ! ah ! ah 1 ah ! ah ! ah ! [ridendo) 

Amb. Signori, mi stupisco 

Di tanta inciviltà. [Dottore ed Elisa partono) 

^€1SI¥A Vili. 

Ambrogio solo 

Bella davvero ! 

Quest' è un' abitazione 

Di pazzi di butfoni... 

Ma come mai?.. Carina è pure intesa 

Ch'io doveva venire... Avrei per sorte 



4-2 

Sbagliata la casa ? 

Chi sa ?... Ma già che vedo 

La porta aperta, anch'io là pian pianino 

Vado... dove si voglia... or m'incammino. 

S O E M A I X. 

Riccardo entra dal fondo. 

Carina, o dolce oggetto 
Di tutti i pensier miei... 
Forse per sempre io dovrò dirli addio ! 
Oh ! come allora che il momento appressa 
Di perderti, ben mio, sento nel core 
Crescer la fiamma d'un immenso amore ! 
Io nel mio puro affetto 
Non le dovizie e l'oro, 
I pregi adoro 

Di quel cor, di quel volto ; 
E se il destino avverso 
Mi dannasse a restar senza di lei. 
Disperalo d' amore io ne morrei 1 
S' ella potesse leggere 

In fondo all' alma mia. 

Vedrebbe come s' agita 

Amore e gelosia ; 

Ed all' omaggio fervido 

Di mia costante le , 
Il cuore suo sì tenero 

Avria pietà di me. 
Ma debbo, oimè , nascondere 

Agli occhi dei mio bene 

Gli strazi che m' opprimono^ 

I palpiti , le pene... 

E mentre forse al talamo 

I passi muoverà, 

In un estremo anelito 

II suo fedel morrà. 



1^ € 13 M A X. 
Carina , Elisa e Dottore poi Giannetta. 

Cab. Dunque disaggradevole 

È ancor la sua figura ? 
Eli. è un uomo rozzo, una caricatura. 
Dot. Non è per una giovane 

Che a Roma fu allevata. 
Car. Crederò nel mio sialo 

Che permesso mi fia d'usare ogni arte, 

Pur di sottrarmi a un sacrifizio tale. 
Dot. Glossa non trovo, o testo 

Che d'usar non permetta ogni arte in questo. 
Car. Secondatemi adunque amici miei. 
Già. è qui neU' anticamera [entrando) 

Quel Bergamasco, e vuol venire avanti. 
Car. Digli ch'egli è padron, che può venire. (Già. parte) 

Nel gabinetto entrate amici miei, 

E là state a sentir come io l'accolgo. (Eli.eDoit, 

Astuzie femminili escono) 

Aiutatemi in questa circostanza. 

Tutto si tenti... ardir I... Ecco s' avanza. 

{va a sedersi presso un tavolo e con sembiante di tri- 
stezza finge di cucire) 

SCEMA XI. 
Ambrogio e Carina. 

{'Ambrogio entra tenendo il cappello in mano ed appog- 
giato al suo bastone si presenta con affettata galanteria) 
11 vostro sposo, bella. 

Ecco che in me vedete... {tossisce e starnuta) 
Car. Ahi! ahi! che m'offendete 

Facendo un tal rumor. 
Amb. Capperi è delicata ! 

Eccomi... ben contento 
D'esser per testamento • 
Il vostro possessor. 
Una fcllia a Roma 3-70 2 



14 
Car. 

Amb. 

Car. 

Amb, 

Car. 
Amb. 



Car. 
Amb. 

Car. 



Amb. 
Car. 



Amb. 
Car. 
Amb. 
Car. 



Ahi! ahi' che voce ingraia!... 

Voi m' olfendele ancor. 
Ma come ho da parlare, 
Dolcissimo mio amor ? 
Cosi, cosi parlate , (a mezza voce) 

La voce non alzale, 
Polreslc cagionarmi 
Di testa un gran dolor. 
Ma questa è ben curiosa, {forte) 

cara la mia sposa; 
Se parlo in questo modo, 
Nessun m' intende allor. 
Ahi! ahi! mi sento male, {alzandosi) 

Di lesta ho un gran dolor. 
Ma, gioia mia, vi prego, 
Per carità, piuttosto 
Se la voce v' oilende, 
Vi parlerò in distanza ; 
Perchè se a parlar piano m' obbligate, 
Ve r assicuro, voi crepar mi fate. 
Dite davver? 

In verità , son proprio 
Fatto per parlar forte. 
Eh! mi burlate, e non sarà poi vero 
Che a parlar piano voi ne crepereste... 
Non sarà rero... {conmesthia) 

Eh ! che ! si crederebbe 
Che ne avreste piacere... 
Questo è ben naturale... 
Io con ciò tornerei 
Libera, e allor sarei 
Contenta e appien beata 
Al par della Giannina. 
Chi è mai questa Giannina? 
Un essere che fu mollo infelice. 
Ma come- e' entra poi? 
Se voi sapeste... 



ili 

Cosa ? 
Zillo... state a sentire, 
Vi conterò di quella il caso strano... 
Ma tenetevi là, bea ben lontano. 
Vivea solo in un castello 
Ricco e splendido signor ; 
Colla figlia, un ver gioiello 
Di bellezza e di candor. 
Ma volea quel castellano , 
La Giannina maritar 
Ad un vecchio, brutto e nano, 
Sciocco, insipido e volgar. 
Disperata la fanciulla 
Si rivolse a un indovin, 
Che le disse: non tìa nulla, 
Sarà lieto il tuo destin. 
Ma sapea la poverina 

Che quel tal dovea arrivar. 
E di sera e di niaUina 
Stava sempre a lagrimar. 
Amb. Poverina, poverina ! 

Mi fa proprio lagrimar. 
Car. Giunse alfine la novella 

Che viaggiando il fidanzato 
Da un' orribile procella 
Fu gettato in fondo al mar. 
Sposò allora la Giannina 
Chi la seppe consolar. 
E congiunta in dolce imene 
Al prescelto del suo cor, 
Visse unita al caro bene 
In un' estasi d\amor. 
Amb. Tulio eia non mi' concerne 

E non vo' nemmen saperne. 
Car. Quel che v'ha di sostanziale (conmisterù) 

Nel racconto è la morale : 
Che un vecchione, mio signore, 
Ispirar non può V amor. 



16 
Amb, Non soo vecchio, ho del vigore, 

E provarlo posso ancor. 
(]ar. (prende il cappello e il bastone di Ambrogio e lo imita con^ 
carica tur aj 

Il vostro sposo, bella, 

Ecco che in me vedete. 
Amb. Ma brava !a mia sposa !.,. 

Car. (ridendo) Ah ! ah 1 ah ! ah ! ah ! ah ! 

Cgetta ad Amb. il bastone e il cappello e parte) 



FUSE dell'atto PBLMO. 



17 



^€EMA PRIlfA. 

Camera negli appartamenti di Carina. 

Ambrogio poi Elisd. 

Amb. Voleva presentar Tunica lettera 

Di raccomandazion che aveva meco, 

Ma la persona appunto è fuor di Roma... 

Davvero non so dove dar del capo. 

Carina, a quanto pare, è stramba assai , 

Ma io ch'ho del giudizio, 

Sapendola qual'è ricca sfondata, 

La sposo anche se fosse spiritata, 
Eli. Serva sua Don Ambrogio. {entrando] 

Amd. Servitore umilissimo... mi pare, 

Siete voi quella tal che insieme a un altro 

Venne a ridermi in faccia. [ridendo ironicam^nU) 

Eli. Ma chi non riderebbe 

D'un uomo cosi semplice e innocente? 
Amb.Io semplice? Di grazia, in che consiste 

La mia semphcità ? 
Eli. Caro signor, voi siete assassinato ; 

Il padre di Carina, ad onta ancora 

D'una stupenda dote. 

Non potè mai trovar chi la sposasse ! 
Amb. e la ragion quaV è ? 
Eli. ^ Carina è pazza ! 

Amh. è pazza ? 



18 
El[. è pazza ; ed io , 

Signore, vi consiglio 

Di ritornare a Berganao al più presto. 
Amb. Oibò ! qui vo' restar perchè Carina 

È una pazza, ma è ricca, e la ricchezza 

Al di d'oggi vai più della saviezza. 
Eli, Ebbene la vedrete in quegli istanti 

In cui divien furente... Il ciel vi guardi!... 

Vi pentirete allor, nnia sarà lardi. 



Quell adorabile 
Gentil creatura. 
Per sua sventura 
S' innamorò ! 

Ma a lei propizio 
Non fu r amore, 
E il suo bel core 
Si lacerò ! 

Da quel momento 
La sventurata 
Fu si straziata 
Che ne impazzò. 

Tale è V amore, 
Non ha pietà, 
E sol si pasce 
Di crudeltà. 

Demente e flebile 
Allor che imbruna 
Scioglie alla luna 
Carmi d'amor. 

Poi rompe in lagrime, 
Piange e sospira. 
Geme e delira 
Nel suo dolor. 



Su tulli scagliasi , 
Morde spietata, 
Di belva irata 
Più cruda ancor. 

Tale è l'amore, 
Non ha pietà, 
E sol si pasce 
Di crudeltà. 

Talora credesi 
Mutala in stella 
Che il cielo abbella 
Del suo fulgor. 

Talvolta ai vividi 
Raggi del sole 
Invidiar suole 
I bei color. 

E chi alla misera 
Più mostra affetto 
È più soggetto 
Al suo furor. 

Tale è l'amore. 
Non ha pietà, 
E sol si pasce 
Di crudeltà. 



(parte) 



i9 
SCEMA II. 

Ambrogio poi Carina. 

Amb. Se costei dice il vero, 

Da scherzare non v' è... con una sposa 

Che non ha più cervello nella testa... 

Ma... pur rho vista, e grandi stramberie 

Ella certo non fece... 

Eh I qui ci vuol fermezza; 

Non bado a malattie, nuove o remote, 

Ciò che ni' importa solo è aver la dote. 
Car. Oh 1 oh ! siete ancor qui ! Cosa Yolete ? [entrando) 
Amb. Voi, Carina, il sapete. 
Cab. So che siete un vecchìaccio, un animale... 
Amb. Parlate pian, che non vi faccia male. 

Io già non vado in collera. 

Anzi vi prego, or che vi son d' appresso, 

Darmi la bella mano. [tenta prenderle la mano) 

Cab. Oh! questo no. (ritirandola) ì 

Amb. Perchè ? 

Cab. Perchè la vostra 

È una man da bifolco ; 

Ed io, vo' che il sappiale. 

Sono avvezza a manine delicate. 
Amb. E lo dite eoa tal disinvoltura? 
Cab. Ehi che! per avventura 

Mi fareste il geloso ? 
Amb. Io no; f) fìnger conviene... (") anzi.,, al contrario, 
{* tra sé) (** forte) 

• So compatire certe debolezze, 

Chiudo gli occhi e non bado a frivolezze. 

Car. Se v' adattate a ciò potrò sposarvi. 

Ad ogni istante arr.o cambiar d' oggetto. 

Amb. Ma io... 

Car. Vi farò inlanlo [inierrompendolo] 

Conoscer qualche amico. 



20 

{va verso il gahlnello) 
yeniie, o cari miei, questi è lo sposo... 
È un uom di buona pasta, 
Che ogni capriccio mio mai non contrasta. 

S€EMA III. 
Riccardo , vari Signori, e delti. 



Car. Sono allegra, son contenta 

Bello sposo che vedete; 

Egli è nn uoni, se noi sapete, 

Che il mio genio sa incontrar. 
È contento presto presto 

Di sbrig3rmi d' ogni noia, 

Ed un altro tutta gioia-- 

Andrò subito a sposar. 
Coro Viva, vìva il signor sposo 

Che sa farsi tanto amar. 
Amr. Miei signori, son gioioso, 

Prego sol di non gridar, 
Gar. Dopo voi già preparato {ad Ambrogio) 

Ho fin d'ora un uffiziale. 

Ho nel petto un cor marziale, 

Alla guerra voglio andar. 
Tra ta là! - Tra ta tal (imitando la tromba) 

Alla guerra voglio andar. 
Ma già un colpo di moschetto... 

Bum 1 mei toglie poverino... 

f imitando lo sparo d'un fucile) 

Ed allor... che avrò da far? 
Per tre di qual vedovella 

Piangerò per quel meschino. 
Amb. e di poi che pianto -avrete, 

Consolare vi saprete. 



2i 
Car. D'altro amore la facella 

Pel mio cor saprà brillar... 

Che un maestro di cappella 

Mi sta dopo ad aspettar. 
Per me il canto è un gran piacere. 

Non mi posso trattenere 

Se si nomina il cantar. 
Amb. La mia sposa ha buon umore, 

Ama ridere e scherzar. 
Coro È volubile il suo core, 

Ama ridere e scherzar. 
Car. Un maestro di cappella, 

Un bel giovin militar... 
Amb. Un, due, tre... mi par che basta. 

Car. Non signor, no, no, non basta, 

State il resto ad ascoltar. 
Alla fine un giovinetto 

Di collegio appena uscito, 

Sarà r ultimo marito 

Che mi voglio regalar. 
A lui sol darò il mio afifelto. 

Che avrà 1' occhio appassionato, 

E il mio cor sarà beato 

Di poterlo sempre amar. 

{tutu partono, meno Ambrogio) 

SOEMA IV. 
Ambrogio poi Dottore. 

Amb. (passeggia lentamente per la scena, pensieroso) 

Or vuole un militare, ora un maestro ; 
^5 E si contenta alfln d'un collegiale... 

Ahi ! ahi I non ci è che dir... Carina è pazza I 
Dot. Servo di Don Ambrogio. 
Amb. Oh ! padron mio. 

Ditemi in grazia, della mia persona 

Vorreste ancor burlarvi ? 

Una follia a Roma 3 



52 
Dot. Anzi, no ; seriameote ho da parlarvi, 
Amb. Sentiam. 
Dot. Voi senza dubbio conoscete 

L'infermità che afflìgge 

La povera Carina. 
Amb. Ebben ?... 

Dot. Coi matti 

Non permette la legge far contratti... 
Amb. Ma pure... 
Dot. Io che yì stimo 

Vi propongo un affar... ma in gran segreto. 
Amb. Io non fiato. 
Dot. Da poco e giunta in Roma 

Una Tedova Albanese, 

Ricca, ricca a bizzeffe. 
Amb. Più ricca di Carina ? 
Dot. Oh I immensamente... 

Essa vuol maritarsi, 

E brama un uomo degno, 

D'età matura e di maturo senno. 
Amb. E voi mi consigliate ?... 
Dot. Certamente... appigliarvi a un tal partito. 

Or siamo in carnevale, 

E questa sera al corso 

Io potrò presentarvi all'Albanese. 
Amb. Ma... sia celatamente... {con mistero] 

Dot. Fidatevi di me. Colà vedrete 

La festa giovi'al dei moccoletli. 
Amb.I moccoletti... cosa ciò vuol dire? 
Dot. Un moccolo hanno tutti nelle mani, 

E ognun cerca smorzarlo al suo vicino 

Con tripudio e baccano sorprendente. 
Amb. E poi?... 
Dot. Stale sicuro 

Di divertirvi assai, {a parte) Con arte e ingegno 

Saprò mandare a fine il mio disegno... 

[forte) Voi vedrete tanta gente 
Esultar per la città, 



Ì3 



Un miscuglio sorprendente 
D'ogni classe e d'ogni età. 
Cento e cenlo masclierotti 
Pien di spirito e d' ardor. 
Che con certi arguti motti 
San destare il buon' umor. 

Un notaio degno e austero 
Si dimena su e giù; 
Un poUron si fa guerriero, 
E alle dame dà del tu; 
Un selvaggio assai cortese 
Favellando Ta d'amor 
Alla figlia d' un marchese 
Che non ha ventanni ancor; 

Qui Arlecchin per Colombina 
Infiammar si sente il cor. 
Ma la vispa malandrina 
Non gli bada e ride ognor... 
Quanta gioja 1 quanta festa ! 
Tutto è gaudio e ilarità! 
Ognun s'urta, ognun si pesta. 
Intrigando ognun si va. 

Alfine ecco arrivare 
Il giovine Lindoro, 
Che s' ode sospirare 
Pel caro suo tesoro. 

Con aria afflitta e mesta, 
Al tenero richiamo, 
A lei che amor gli desta 
Dice col core : io t' amo 1 

Pietosa al suo martiro 
La bella che 1' accende 
Sospiro per sospiro ^ 
Amor per amor rende. 

La man sente del core 
I palpiti frequenti, 
L' incauta deir amore 
S'inebbria ai cari accenti. 



"24 

Sui volli puoi vedere 

La più soave ebbrezza, 

Ed ogni lor tristezza 

Divien gioia e piacere. 
Colà vedrete - lo Stenterello, 

La Colombina - con Arlecchin... 

Scaramuccia e Trivellin , 

Pantalone con Brighella, 

Don Nicola e Pulcinella, 

Il Dottore e il vagheggin. 
Quanta gioja, quanta festa ! 

Tutto è gaudio e ilarità. 

Viva viva il carnevale ! 

Festa eguale - non si dà 1 

S C E M A V. 

La piazza di S. Carlo al Corso. Alla drilta degli allori il 
palazzo d'Elisa con un gran balcone pralicabile. 

Gran folla di Maschere d'ambo i sessi. Uomini e donne transteverine. 

Alcune maschere 

Hai tu visto quei corsieri ? 
Essi andavan come il' vento. 

Altre maschere 

Briglia d'oro ha i pie leggieri. 
I PRIMI Farfallino è un ver portento. 

Tutti Qual dei barberi or sapremo 

Fu il primiero ad arrivar. 
Altri [arrivando dal fondo) 

Farfalìin con lancio estremo 

Seppe il palio guadagnar. 
Tutti Udite, udite - Ei s'avvicina 

Il buon corsiero - Tutto spumante 



Al siìon di tromba - Procede innante 
È ià, vedetelo - Ver noi cammina. 

{Al suono di festosa marcia, accompagnato da ninne' 
rosé stuolo di Barbereschi e di maschere , circondalo 
dai fedeli del Campidoglio che portano il palio, il ca- 
vallo vincitore attraversa la scena) 

Coro II viocitor festeggino 

E canti e suoni eletti, 

Di fiori e di confetti 

Cospargasi il sentier. 
Fiato alle trombe ! intuonisi 

La cantica giuliva I 

Ognuno gridi evviva 

Al nobile corsier ! 
A Farfallino - Gloria ed onor ! 

{S€^r¥A VI. 
Enrico e Giannetta poi Dottore ed Ambrogio. 

ENK.Ebben? Dimmi Giannetta... 
Già. La vostra sposa, insieme 

Colla padrona mia 

Si sono mascherate. Or qui verranno... 

Vorrebbero gabbar quell'avaraccio. 
Enr. So tutto, e per non dar sospetto alcuno 

Io mi terrò io disparte ; 

Fingerò con destrezza 

D'essere il tuo buon cavalier servente. 
Già. Qualcun vedo arrivare... 
Enr. Zitto !... celiamci, e stiamo ad osservare. 

{si ritirano in disparte) 
Dot. Venite pur... Fra queste [ad Ambrogio) 

Maschere certamente 

Noi Iroverem la vedova Albanese. 
Amb. Non vorrei che Carina mi vedesse. 
Dot. Che mai temer potete ? 

Ella sarà a quest'ora, in fede mia. 

In preda alla sua solita follia. 3* 



S € S: .Ié^ A T 1 1. 

Riccardo - poi Carina, Elisa e detti. 

("Riccardo travestito da astrologo, con un personaggio che 
porterà una ruota di fortuna e la collocherà nel mezzo 
della scena. Riccardo non avrà maschera al viso, ma sarà 
travisato da una gran barba e da grossi occhiali) 

Rie. Chi vuol conoscere - La sua ventura 1 
La ruota mia - Gliela dirà. 
Per restar giovani - La via sicura 
Con modo semplice - Additerà. 
Coro L'astrologo famoso. 
Il furbo cerretano. 
Che sa si destramente 
I gonzi accalappiar ! 
Amb. Cosa vuol far colui con quella ruota ? [al Dot.} 
Dot. Egli predice a tutti la fortuna. 

[entrano Carina ed Elisa vestite da Albanesi, coperte da 
dominò, colla maschera in mano) 

Amb. Ma come mai? {e. s.} 

Cab. [ad Eli. in disparte) Osserva ben Riccardo 

Come s'è acconciamente sfigurato. 
Rie. Se v'ha qualcuno - Che oltre misura 

Ricchezza brama - E sanità. 
Si faccia avanti - Senza paura 
Consigli e regole - Qui troverà. 
Dot. Avviciniamci a lui. 
Amb. No, no, non voglio. 

Dot. Che mai temete voi ? 
Rie. Signori avanti. 

Coro Avanti o creduli - Tale impostura 

In me non eccita - Curiosità. 
Dot. Suvvia, coraggio - Niente paura [ad Amb.} 

Amb. Ebben finiamola - Vediam... son qua. 

{sì accosta alla ruota della fortuna^ 
Rie. Eccomi, padron mio, quale fettuccia (ad Amb.) 
Di sceghere vi piace? 

[Enrico e Giannetta si uniscono a Carina ed Elisa te- 
nendosi in disparte) 



27 
Amb. Quale fettuccia ?... Ifindugiando nella scelta} 

EiSTi. {a Carina) Al gran cimento or siamo, 

Eu.{adEnr.)Z\llo\ 
Car. {ad Enr.) Vedrem. . 
Dot. {ad Amh.) Scegliete. 

Amb. Scelgo il color di rosa. 
Dot. Va benone. 

Rie, Voi qui... farete un nodo, {addita la fettucùa scelta^ 

ad AmbrogioJ 
Eli. Vieni sul mio balcone ; (a Car.) 

Di là potremo ben tutto osserrare. 
Car. Andiamo pure. 
ENR.(accompaflrna It donne) In strada 

Resto colla Giannetta. 
Rie. Attenti, attenti! 

{dopo che Amh. avrà fatto il nodo) 

Farò girar la ruota. {dà una spinta alla ruota; 

quando la ruota si arresta, si volge ad Amb.j 

È fatto. A voi lo scritto. {"prende lo scritto 

che si trova al disotto della fettuccia scelta da Amb.\ 

Leggete e ponderate il contenuto... 
Intanto, mio signore... io vi saluto. {parte coL 

personaggio che porterà via la ruota) 
Tutti {affollandosi intorno ad Amh.) 

Via sentiamo che dice lo scritto. 
Quali eventi predire potrà. 
Dot. Zitti tutti! si legge lo sq,v\ììq.{U fa star discosti) 

Amb. e tacere ciascuno dovrà. 

Non ti creder disgraziato... (*t fa innanzi 

Se ti sprezza una donzella... « legge), 

Dot. {leggendo) Sarai presto consolalo 

Dair amor d' un' altra bella... 
Amb. fc. s.) Buon Ambrogio alfui godrai. 
Fra poche or sarai felice,... 
Dot. {c. 5.) Sposo lieto tu ne andrai 
D'una certa Berenice;... 
Amb. {c. s.) Ch'è gentil come la rosa, 

Ch'ha degli occhi da incantar..» 



Dot. [leggendo) Ch' è avvenente, spiritosa, 

Che sa farsi idolatrar. 

A bellezze stiamo bene. {ad Ambrogio) 

Amb. Ma a denar come si sta? 

Dot. Legger tutto pria conviene, 

E ogni dubbio cesserà. 
Coro SeguiSate! 

i]\p.. {sul balcénp) Quell'avaro 

Brutto, Tecchio a far pietà, 

Non pensa altro che al danaro. 

Ma deluso resterà. 
Amiì. [leggendo) Essa è ricca iraniensaoìente, 

Ha castelli in siti ameni... 
Dot. (c. s.) Ha molin presso un torrente. 

Ha dovizie ed ha terreni... 
Amb. (c. 5.) Monti, prati, e boschi tanti, 

Gioie, perle a profusione, 

E di scudi ben sonanti 

Reca in dote ,un bel milione! 
Coro Un milioni 

Cak. Aspetta, aspetta... 

Coro Un milione ! 

Car. Brutto gaglioffo I 

AyìB. {leggendo) Se tu fosti disprezzato... 
Dot. (c. s.) Da una giovio senza cuor... 
Amb. (c. s,) Berenice , o fortunato , 

Ti darà ricchezze e amori 
Car. ed Eli. Guarda bene amica mia 

Quei gaghoffo, quell'avaro; 

Egli è tutto in frenesia 

Air idea di quel denaro. 

Col cervftl va ruminando, 

Ed il modo sta pensando 

Di non perder Y occasione 

D' intascar quel tal milione. 
Pur che qui non resti ancora 

A dislor™^ dal '^'^ amor, 



29- 
Vada pure in sua malora 
Quel vecchiacGio secca tor. 

Già., Enr. Che V par ? la profezia 

Non v' ha dubbio, è lusinghiera ; 

E (urbar la fantasia 

Puote al vecchio in questa sera. 

Ed invero una donzella 
^ Giovin , ricca e molto bella 

Che prescelga un tale omaccio. 

Goffo, insipido e volgar, 

Solo un gonzo, un avaraccio 

Se lo puote immaginar. 
Dot., Amb. Finalmente in questo scritto 

Tutto appare con chiarézza ; 

Ogni punto v' è descritto 

Con mirabile esattezza. 

La ragazza è assai graziosa, 

Sa pur farsi idolatrar, 

E poi dice che la sposa 

Ha di dote un bel milione. 

Questo affare è tal boccone 

Da non farselo scappar. 
Coro Che li par ? La profezia , 

Non v' è dubbio, è lusinghiera. 

Ma scommetto in fede mia 

Che del tutto è menzognera. 

Come vuoi che una donzella, 

Giovin, ricca e mollo bella 

Sposar possa un tal vecchiaccio 

Gonzo, insipido e volgar? 

No, giammai queir avaraccio 

Un milion potrà beccar. 

fll Coro si disperde nel fondo della scena. Enrico- 
e Giannetta si allontananoj 



30 

SCEMA Vili. 

Carina, Elisa, Dottore, Ambrogio. 

Car. Andiamo in istrada. [ad Elisa) 

Eli. (a Car.) Copriamoci il volto, {scendendo e attraversando 

QqY^ ut: ^.- .u. :i __ , . 



la scena) 



fr ingalluzzendosi) 



Mi par che il pronostico 

Nel segno abbia colto. 
Amb. Si... ma... l'Albanese 

Non vedo arrivar. 
Dot. Pazienza... pazienza... 
Amb. Pazienza... un bel fico ! 

Io voglio vederla. 
Dot. Pazienza vi dico ; 

È Torà de' moccoli, 

Non può ritardar. 
Ma voi, sor Ambrogio, 

Su, drillo col busto. 

Le femmine vogliono 

Aspetto robusto ; 

Tenetevi in gamba. 
Amb. Lasciatemi far. 

Cospetto di Bacco! 

Son forse un babbione ? 

Vedendo la sposa, 

Pensando al milione, 

Trenfanni più giovane 

Mi senio tornar. 
Dot. {guardando verso il fondo) 

Ma... la dama viene ornai... 
(Carina ed Elisa vengono vestite sfarzosamente da Albanesi 
colle maschere in volto) 

Amb. Sono due! che coppia eletta! 

Dot. {ad Elisa ch$ $arà nel mezzo) 

Quell'amico ond' io parlai 

Ch'io presenti mi permetta. 
AMB.(adJE:w.) Bella maschera, m' han detto 

Che volete maritarvi. 
CAR.(apar^e)Oh! vecchiaccio maledetto! 



3! 
Amb. Io la man vorrei baciarvi. 

Eli. Non ancora... 

Amb. Alraen vorria 

Quel bel volto vagheggiare. 
Se la vostra cortesia 
M' accordasse di sperare... 
"Eli. Si, sperate... Il vostro volto. 

Le maniere, il garbo, gli anni, 
Tutto in voi mi piace molto. 
Ma, mio ca)o Don Giovanni, 
Il volubil vostro cuore 
È impegnalo in altro amore. 
Amb. Ella sa, signora mia. 

Ch'io son poi di carne ed ossa, 
Ma ogni donna posporrei 
A una dama come lei. 
Cab. Si riscalda 1 (a paìie) 

Dot. Or vien l'imbroglio. (e. s,) 

Cab. Incalzate. {ad Elisa) 

Eli. Io dunque voglio 

Che ad ogni altro vostro dritto 
Rlnunziale per iscrilto. 
Cab. Ha ragione. 
Dot. Dice bene. 

Amb. Ma non basta la parola ? 
Eli. La parola sola sola 

Non mi basta, signor no. 
So che avete un altro impegno. 
Amb. Ma di voi voglio esser degno. 
Eli. Dunque presto, (jua lo scritto. 
Presto, presto, si o no. 

Mio caro Don Ambrogio, 
Il tempo non sciupate. 
Le donne son volubili, 
Badale a quel che fate. 
Se un seducente giovane 
Mi viene a corteggiar. 



3^ 

Io non saprei rispondere 
Di quel che può arrirar. 
AMB.(aZZ)o^.)Caro dottor, vorrei 

Riflettere. 
Dot. [ad Ambrogio) Ha ragione, 

Vuole uno scritto. 
Amb. Dian[)ine ! 

Donfian deciderò. 
Car. Il vecchio indugia e dubita, [a parte) 

È furbo il malandrino. 
Da un lato Amor lo stuzzica, 
Dair altro il Dio Quattrino ; 
Non sa se debba cedere, 
Non sa cos' ha da far. 
Non ci perdiamo d' animo. 
Non stiamo a disperar. 
Amb. Il caso è assai difficile; (frase) 

Codeste donne greche 
Hanno certi usi barbari 
Ch' io temo d' alTrontar. 
Convien pensarci meglio , 

Non vo' precipitar. {tutti si ritirano verso 

il fondo) 

Maschere e popolani che entrano da ima parte; Riccardo vestito 
da Arlecchino colla maschera al volto entra e si mette al 
fianco di Ambrogio, e detti. 

Coro Viva Arlecchin 1 

Rie. Arlecchin lu vedi in me, 

Illustrissimo signor ; 

Bergamasco come te, 

Sempre son di lieto umor. 
La polenta e il vino buon 

Mi dan forza di saltar, 

E in virtù del mio baston 

Non mi lascio corbellar. 



33 
Or che sposa a te sarà 
Quel magnifico boccon, 
Se d' intorno le verrà 
A ronzar qualche moscon, 
Non temer , lo scaccerà 
Arlecchin col suo baston. 
AMB.{alDot.)È lepido, è grazioso 
Codesto mascherotto. 
Big. {a Car.) Ebbene ? 
ÌjAìì. [a Rie.) Egli è dubbioso, 

E scrivere non vuole. 
Rie. {e. 5.) Dovrà finir per cedere 
A forza di seccarlo. 
{si vede della gente attraversare la scena con dei moc- 
coli accesij 
Dot. CoKìinciano già i moccoli, 

AUenio sor Ambrogio 
A non farvi smorzare il moccolello; 
Perchè fareste allor brulla figura. 
Amb. Far froiile a tulli insiem sarà mia cura. 

Kic. (a Car.J Riuscir bisognerebbe... 
Gar. (a file.) Andate a toriiieniarlo. 

{La scena si sarà riempiuta di popolani, e di maschere; 
ognuno avrà in mano un moccolello acceso ; i balconi sa- 
ranno illuminati da palloni trasparentij 
Cono Evviva i ujoccoietli ! 

Allegri si dee stari 
I\iG.(tóAm&.)Voglio smorzarvi il moccolo. 
Amb. Ah! ah! sor mingherlino, (ridendo) 

Vedrete che non sono un burattino. 
Rie. (c.s,) Voglio smorzarvi il moccolo... 
Coro Vedrem che saprà far. 

^Riccardo cerca di spegnere il moccolo di Ambrogio, 
questi si schermisce; tutti a vicenda fanno altrettanto) 
Amb. No, quesio moccoìetto 

Voi non smorzerete. 
Rie. Lasciatemi pur fare... 

Smorzarvelo saprò. 



u 

Amb. No, no, no, no, no, no ! 

Voi noi ci riuscirete. 
Per cerio a mi Bergamasco 
Voi no, non la farete. 
Rie. Aspellate ancora un po', 

Che veder ve la farò. 
Dot. Di lui più destro un uomo 

Giaiiimai non s' è veduto, 
E il moccolo che ha in mano 
Nessun potrà smorzar. 
Rie. Allìn lo spegneremo 

Bergamasco astuto / 
E poi con gran baccano 
Noi ti saprem beffar. 
[smorza col cappello il moccolo di Ambrogio) 
CoKO Viva Arlecchin, che ii moccolo 

Seppe a colui smorzar. 
Nessun gli può conlendere 
Quei gaio e heto umor. 
(// Dottore cerca di accendere col suo il moccolo di Am- 
brogio , ma Riccardo spegne anche quello dei Dottore. - 
Ambrogio va qua e là per accendere ii suo moccolo; tutti 
si schermiscono ; allora va verso Carina ed Elisa che si 
trovano a sirdstra degli attor ij 
Car., Eli. {ad Ambrogio) 

Venite qui, feslevoli 
Noi Vi accogiiam signore 
E il moccoletto accendervi 
Vogliamo a vostro onore. 

/Elisa riaccende il raoccolo d'Ambrogio) 
Dovete ben promellerci 
Che in Grecia voi verrete ; 
Ed or rinunzierete 
i In scritto a ogni altro amor. 

DoT.(ai?/c.) Amico non eccedere... 

Prudenza nel scherzar. 

RiC.(aZ>o/.) La burla devo compiei'e , 

Sta zitto... e lascia far. 



00 



Amb. Vedremo, mie carissime, {alle due donne) 

Quel elle si polrà far. 
(Riccardo cerca di strappare il moccolo ad Ambrogio. Que- 
sti parla colle donne , e si schermisce; alla fine Riccarda 
riesce a strappare il moccolo e se ne fugge lontanoj 
Amb. [adirato) 

Malnato ! insolentissimo ! [alDot.checerca calmarlo) 
Lasciatemi un po' star. 
Dot. Venite qui , calmatevi , {cercando di calmarlo) 

So lutto accomodar. 
Car., Eli. Guarda, com'è ridicolo 
Sta bene a esaminar. 
Rie. Signore mio carissimo. 

Ella con me ha da far. 
Coro Viva Arlecchin, che il moccolo 
Seppe a colui strappar I 
(// Dottore si è procurato un altro moccolo e lo' dà ad Àmb.) 
Dot.,Amb. Ma questa volta poi (a Riccardo) 

No, non lo smorzerete. 
Rie. Vedrete che Arlecchino 

Ve lo saprà smorzar. 
Car.,Eu. Inver quell'Arlecchino 

Sa molto ben scherzar. 
[Riccardo smorza di nuovo il moccolo d' Ambrogio. Questi 
cerca di andare verso le donne, ma Riccardo e i cori lo im- 
pediscono ballandogli innanzi in maniera caricata. Final- 
mente Ambrogio riesce ad accostarsi alle donne che gli ac- 
cendono il moccolo; Riccardo cerca ancora di strappar- 
glielo, ma questa volta Ambrogio riesce a strapparlo a lui) 
Tutti Ehi 1 là ! Bravo il Bergamasco 1 , 

Seppe il moccolo strappar 1 
Amb. Alla fine io pur rinasco, 

E vi posso anch' io beffar 1 
Rie. Bravo, bravo il Bergamasco ! 

Ma con me l'avrà da far! 
[Yiene sul davanti una carrozza e le donne vi salgono den- 
tro. Ambrogio trionfante m^onta al posto del cocchiere: Ric- 
cardo sale sul di dietro e allunga le braccia tormentando 
Ambrogio col bastone, dopo d^aver cercato invano di strap- 
pargli di nuovo il moccolo. La carrozza attraversa la scena) 
FINE dell'atto SECONDO. 



:36 



Camera con porla in fondo. 
Ambrogio poi Giannetta. 

^^^MB. Ho triboìafo assai la scorsa noUe 

Con iutie quelle maschere importune. 

L' Albanese prelende 

Gli' io rinunzi in iscritto a ogni altro amore. 

Bla se dopo che ho ,scrilto, 

Essa mi pianta li come un baggiano, 

llÌLuango allora colle mosche in mano. 
OiA. [correndo agitata) 

Oimè ! quale sveolura !... 
Amb. * Gos' è sialo ? 

Già. è giunto il reggimento dei dragoni 

Gh' era a Viterbo. 
Amb. Ebben?.., Sia benvenuto. 

Già. Ma non sapete voi che la padrona 

In questo reggimenlo ha moUi amanti. 
Amb. Ogni donna ne ha molti al suo comando. 
Già. Però voi non pensate 

Che verranno a sfidarvi... 
Amb. A sfidarmi!... voi dite?... 

Io che non presi mai 

Una spada, una sciabla o una pistola !... 

Non mancava che questo a darmi impiccio... 
Già. Vi consiglio partire. 
Amb. è presto detto... 

I soldati mi fanno gran paura, 

Ma qui tienmi la dote inchiodato. 



Già. Ve ne avvedrete allor eh' essi verranno, 
E coir armi alia man v' ammazzeranno. 
Amb. Parlir deggio, oppiir restare. 

Chi consiglio ornai mi dà? 

Già mi senio stritolare, 

Ne so come finirà. 

Che ho da dire, che ho da fare 

Chi consii^lio ornai mi dà?... 



® € i: r« A fi I. 

Dottore poi Elisa, poi Riccardo e detto,. 

Dot. [travestito da capitano dei dragoni) 

Signor Ambrogio. 
Amb. Qui per servirla... 

Dot. Vi vengo a dire, 

Ad avvertire 

Che insiem sbrigare 

Si dee l'alfare; 

Carina adoro... 

È il mio tesoro. 

Per lei d'amore 

Arde il mio core. 

So che sposare 

Voi la volete. 

Ma pria dorrete 

Meco venire. 
Amb. Con voi venire?... 

Per cosa fare?.., 
Dot, Vi vo' ammazzare, 

Vi to' svenare. 
{con caricatura) Vo' che fra un' ora 

Un di noi mora... 

Là sul terreno 

V aspetterò. 



38 
Eli. (travestita da ufficiale degli usseri) 

Signor Ambrogio! 
Amb. Cospetto! un altro! 

Eli. Signor Ambrogio! 

Amb. Eccomi qua. 

Ell Vi vengo a dire, 

Ad avvertire, ecc.. {si ripete come sopra) 
Rie. (travestito da tenente dei dragoni) 

Signor Ambrogio I 
Amb. Eccomi... E tre!... 

HiG. Provo un tormento. 

Un gran dolore, 

Straziarmi sento 

In petto il core ! 

Carina adoro, 

È il mio tesoro ; 

Tremi chi vuole 

Rapirla a me. 

Se tu resèsti, 

Se tu persisti, 

Con quest' acciar 

L' avrai da far. 
Amb. Deh! vi calmate, 

•4 Meno furor... 

Dot. Venite meco. 

Più non tardate. 
Amb. Ma quest' affare 

Si può aggiustar. 
Rie. Vi vo' svenare, 

Vi vo' ammazzar. 
Amb. Deh ! vi calmate, 

Eccomi a voi... 

Or ìli' ascoltate... 

Cosi fra noi... 

lo sarei pronto, 

Ve Io confesso. 
Ad ogni conto... 



a» 

Dico lo slesso.., 

È una disgrazia... 

Vorrei parlare... 

Dico, di grazia... fad Elisa che lo urta) 

Mi lasci slare... 
Eli. e se a sposarla 

V oslinerele. 

Saprò svenarvi, 

Vi ammazzerò... 
Amb. Io volea dire... 

Sentite un po'... 

La vuol finire 

Dunque si o do ? 

pazientare 

Più non potrò... 

Voglio parlare... 

creperò. 

Voglio parlare... 
El|., Dot., Rie. Badale a me. 
ÀMu, Mi lascio stare... 

Povero me ! 

Ahi ! quale scena ! 

Qual tristo alfare ! 

Non so che dire , 

Non so che fare... 

Se io m' espongo 

Al lor furore , 

Ovveì- m' oppongo... 

Ah ! ne morrò !... 

Pistola spada... 

Ciò non m' aggrada ; 

Pif, pafl pif, pafl 

Còlio sarò. 
Ilic. Via , Don Ambrogio 
Amb. Ahimè ! mi lascin stare. 

Io battermi non so. 
Dot. Presto meco venite sul terreno. 



40 
Eli. ,R!G.,DoT. Come una foglia trema, [fra loro) 

Si crede all' ora estrema ; 
Non è deciso ancora , 
Se ceder deve o no. 
Perdalo ha il suo coraggio, 
Si metterà in viaggio. 
La pena lo divora, 
E qui restar non può. 
AMB.(apar^«)Io tremo 1... Che ho da fare? 
A quella bella dote 
Dovrei rinunziare?... 
No,, questo non farò. 

E la mia lesta 

Come xm pallone 

Che vien percosso 

E ripercossso ; 

E in mezzo a tanta 

Confusione, 

Non so che dire , 

Non so che tar. 
Eli.,Dot.,Rig. Vi farò guerra, finveiscono contro Amb.) 

^ Vi vo' sotterra, 

Vo' farvi a brani, 

Vi svenerò. 

SCEr^A lai. 

Luogo ameno nella campagna Romana; sul davanti giardino; 
da un lato un casino; unn griglia di ferro, con porta eguale, 
chiude il giardino; in fondo luogo alpestre, ai piedi del 
quale scorre il Tevere. 

Giannetta rassetta dei sedili e delle tavole nel giardino ; alcuni 
contadini traversano la scena in fondo, ascendendo il laogO' 
alpestre con utensili da lavoro. 

Già. La padrona m1ia fatto prestamente 
Qui venir, perchè possa dar assetto 
A questo delizioso suo casino. 

(si ode il coro di dcntroj 



A\ 

GiA.Son questi i dolci canti 
Di quei bravi lavoranti. 
Che, finito il lor lavoro, 
Vanno a prendere ristoro. 
Coro garzon di Roma bella, fcU dentro) 

Ad udir la Tarantella, 
Tarantella degli Dei, 
Accorrete amici miei. 
Canterò del viso adorno 
Delle donne d' oggi giorno , 
Che, sian giovani od anziane, 
Le son tutte tigri umane. 
Già. Sì soavi e dolci canti 

Giubilar mi fanno il cor. 

^CEi^^A IV. 
Carina in costume cV amazzone, Enrico e delta. 

Car. Ebben Giannetta ?... 

Gu. Quasi tutto è pronto. 

Car. Or qui deggio tentare 

Un espediente estremo. 
Ei\R. Chi avrebbe detto mai che il vecchio gonzo, 

Minacciato dai finti militari, 

E preso da paura. 

Ostinalo si fosse a non partire 1 
Già. Ed ora poi... 
Car. Riccardo, 

Elisa ed il Dottore si son resi 

All'albergo dov'egli si è salvato; 

Credere gli faranno 

Che qual pazza furente io son fuggita 

In questa mia campagna. 

Domandando di lui con pianti e grida, 

Per volerlo sposare in sulF istarUe. 
Già. Per certo ei qui verrà. 



42 

Cak. Si, ed a tal uopo 

Montai sul mio cavallo 
Per preceder l'avaro Bergamasco. 
Enr. Zitto... sento rumor d'una carrozza... 
Già. Per certo essi saranno. {andando verso il fondo) 

Enr. Io mi terrò nascosto... {si ritira) 

Car. Ora mi devo far forza e coraggio, 

Per poter dare al vecchio il buon viaggio. 
Già. Sono qua... signora mia... 

Car. Presto, presto da sedere... 

Se mi riesce la pazzia, 

Me la voglio ben godere, {siede e resta in aiti 
tudine astratta. Giannetta s'altontanaj 

Elisa, Riccardo, Dottore, Ambrogio e detta. 

Pdc. Tutto lieto ed amoroso, fconducendo Amb/e 

Ecco qui chi voi bramate. Carina) 

AmBo Vi sta presso il vostro sposo 

Che vi è giunto a visitar. 

(Carina fa segni di allegrezza e sorride' 

DOT.,Ric.,ELi.,Osservatela ! mirate! {ad Amò.) 

Amb. Oh! cospetto! gioia acquista ., 
DoT.,Ric.,ELi.Già vediam che a prima vista 

S' incomincia a serenar ! 
Car. Ohi qual giocondo aspetto 

Si presenta ai miei lumil Ohi 5)io! respiro! 

Siete voi, sposo mio, quello ch'io miro?.. 

ffissando Ambrogio) 
Amb. Si, mia cara, son quello. 
Car. Ditemi, Ambrogio mio, mi sposerete? 
Amb. Son venuto per questo, e se vi pare 

Lo faccio. 
Dot. Bravo ! 

Rie. Bravo! 



43 
Elf. [a Carina piano) Secondate. 

Car. Io voglio questa sera... 
Amb. Questa sera?... va bene... 
Car. lo carta voglio aver robbligazione. 
Amb. In carta ve la faccio 

Senza difficoltà. 
Ck^.{silevaevienesuldavanti)Sposo mio caro! 
Portategli la carta e il calamaro. 

(parla furtivamente agli altri; 
(il Dottore va a prender V oc cor ente e invita Àmh. a scri- 
vere sopra una tavola) 

Quanto mai contenta io sono 1 
Sarò sposa in questa sera ; 
Ogn' idea funesta e nera 
Da me sento ad involar. 
{ad Amh.) Quella carta a me cedete. 

Custodirla voglio in seno. 
Amb. Anzi... subito... prendete. 

Dei vostri occhi il bel sereno 
Il mio cor fa giubilar. 
Ell, Dot. Non possiamo far di meno . 
Di venirci a consolar. 
[Carina incomkicia a turbarsi, fa dei gesti strani ed espri- 
me dolore. Ambrogio la osserva'^: attentamente. Gli attori si 
tengono indietro) 
Amb. Ehi! Ehi! dico.., {chiamando il dottore) 

Dot. {avvicinandosi) Cosa avete? 

Amb. Ma osservate, ma vedete... 

Sembra adesso che ritorna 
Pazza ancora a diventar. 
Eli., Dot., Rie. Non temete, non temete, 
Che già tornasi a calmar. 
Car. (passeggia come atterrita) 

Oimè ! quale caligine, qual nuvola 
Intorbida il seren di questo mondo !... 
Ah! quai bestie qui veggio 1 Ove m'ascondo?.. 

{fuggendo verso gli attori/ 



44 

Ecco qua la scimia mia... 
{guardando Ambrogio e passando dal dolore alla gioia) 
Presto, presto saltellate... 

('minacciandolo con una frusta) 
AxMB. Io la scimia?... Non m'urtate. 

Che mi fate già stroppiar. 
•Car. [dando una frustata ad Ambrogio) 
Ohp ! là ! Ohp, là I 
Voi dovete saltellar. . 
Presto... presto... 
A MB. Ma per Bacco! 

Che maniera di trattar ! 

fsi dibaUc, e fugge in fondo della scena) 

Cara, cara, son lo sposo. [dal fondo) 

Cab. Tu lo sposo ? {fingendo furore) 

Amb. Si, mia cara. 

Cab. Sei paniera, sei pantera. 

Che mi vuoi la prima sera 

Crudelmente, ohi Dio! straziar! 
Amb. Non è vero... 

Cab. [imperiosamente) Scrivi presto. 

Amb. Ma che cosa ? 

Cab. Via scrivete... 

Che sposar non mi volete, 

E restiamo in libertà. 
Amb. Ma pensate, mia signora... 

Cab. Scrivi presto, in tua malora ! 

Amb. [indeciso) Ma per burla ?... già si sa. (^^ Pf^r iscrivere) 
Rie. Già si sa. 

Dot. Si sa. 

Hic. [piano a Car.) Egli scrive... 

Cab. Z itto 1 [a Eie. piano) 

Amb. Il foglio eccolo qm/presentando lo scritloj 

Cab. Leggi, mio cancelliere, [prende il foglio e lo 

Rie. [leggendo) dà a Rie.) 

« Io rinunzio ad ogni dritto...» 

Questo foglio va a dovere. 



AÒ 
Car. Questo, Dio, gli è tal piacere, 

Che r eguale non si dà. 
[ndAmb.) Ecco il primo... e qui lo straccio... [straccia 
Questo poi, mei tengo stretto, il primo foglio] 
[con grazia) E con lucido intelletto. 

Io vi vengo a ringraziar, [fa tuia riverenza ad' 
Amb. [sorpreso) Ambrogio) 

Ma che cosa qui s' intende ? 
Eli.,Ric.Dot.11 cervel le è ritornalo. 
Amb. Ma la carta che ho segnato 

Io la Tei per secondar. 
Rie, Eli., Dot. {ridendo) 

S}^^ signor, va molto bene , 
E per questo eli' è guarita ; 
La commedia ora è finita , 
E il sipario va a calar. 
Amb. Quesl'è un inganno, 

Un tradimento ; 
Io mi ritratto , 
Non son contento , 
Alla giustizia 
Ricorrerò. 
Dot., Eli., llic. e Cab. 

Senza violenza 
L' avete fatto , 
Noi vi faremo 
Passar per matto. 
Solo il silenzio 
Salvar vi può. 
kMB.[alDot,) Ma T altra sposa. 
Queir Albanese ? 
DoT.[adAmb.) Essa è partita 
Pel suo paese. 
Amb. Son dunque un uomo 

Precipitato ? 
Pietà , soccorso , 
Son disperato! 



46 

Ad annegarmi 
Adesso andrò. 
Cab. Meno schiamazzo... 

ì\ìc. Non fate il pazzo. 

Eli. Calmale V ire. 

Rie. State a sentire , 

Che per Carina 
lo parlerò. 
Per quel foglio mio signore, 
Voi restate in libertà ; 
Ma Carina è di buon cuore, 
E un compenso a voi darà. 
Per ciò avrete il godimento 
Del quattordici per cenlo, 
Snir mtiera eredità. 
Amb. ^ Se volete darmi il venti , {dopo aver rifleUuio) 

Più non fo contrarietà. 
Rie, Car. Si , r avete. Noi contenti 
Ci sposiamo adesso qua. 
Car. Nelle braccia dello sposo 

Coronata è la mia spene; 
Alla fine il caro bene 
Sono libera d' amar. 
Non più lutto, non più pianto, 
Non finzioni, non timore. 
Alla gioia dell' amore 
Or mi posso abbandonar. 
Tutti, tutti a me d'intorno 
Vo'gli amici in tal momento. 
Che dal gaudio e dal contento 
Sento il core palpitar. 
Big. Alla gioia ed al contento 

Ci possiamo abbandonar. 

Cala il sipario, 

FINE DErx' ATTO TERZO E DELL' OPERA. 



^Hatartia. Matilde Rentivogìio 
J'oniatmvfiki. Bonifazio de'Geréaiaei 

— Piero de' Medici 

Ricci F. Corrado d'Altamura, .,, 

— Estella ■ -r: . . 

— U Marito e l'Amante 

— Una follia a TvOma 
fìicci l. Il Diavolo a quattro 

Hicci /"fratelli). Crispino e la CornSre 
Rorfii Lauro. TI Domino riero 

— La Figlia di Figaro 
fìof^fiini. Hoberlo Bruce • 
ìloia. Pen*^lope 

Sanelli. Il Fornarelto 

— Gennaro Annese 

— Cusmano 

— Luisa Striozzi 

— Piero di Vasco (Il Fornarelto) 

— La Tradita 

'i^r.chi. La Fanciulla delle Asturie 
Sinico, Marinella 

— i Moschettieri 
Thomas. Il Caid 

— Il Sogno d'una notte d'estate 
Torriani. Carlo Magno -^^i' »i •-- 
Vaccaj. Virginia --.^^^^^^^ 
Verdi. Alzira ^''. ; • 



Verdi. Aroldo 

— L'Assedio di Arìem 

— Un Ballo in maschera 

— La Battaglia di Legnano 

— Dt)n Carlo 

— I Due Foscari 

— Emani 

— Il Finto Stanislao 

— La l'orza del Destino 

~ Gerusalemme -^..^ 

— Giovanna d'Arco ^^y'^ '" 

— Giovanna de Guzman 

— l Lombardi 

— Luisa Miller 

— Macheth 

— Idem, riformato 

— Nabucodònosor 

— Orietta ai Lesbo (GiovaniìJi d'Arco) 
~ Hi gol e Ito 

— Simon Boccanee^ra 

— Slifìtelio 

— La Traviata 

— 11 Trovatore 

— I Vespri Siciliani 

— Violetta (la Traviata) 

— Vìscardelìo (Bigoletto) 
Villania. Giuditta di Kent 



(P^'r le opere segnate coli' asterisco (') la proprietà nei Regno d'Italia 
è limitata alle Provincie meridionali) 

Altri ìilìvettì pwsl«5ilBi*i^ti dal mMlàeito Edlè^re. 

bellini. Beatrice di Tenda 

— I Caputeti e i Montecchi 

— Norma 

— Il Pirata 
■— f Puritani e i Cavalieri 

— La Sonnambula 

— La Straniera 
Cimarosa. Il Matrimonio segreto 
ìhyniz-etti. L'AJo i^eU'imbarasixo " 

— Anna Bolena' 

— Belisario 

— Il Campanello 

— netto, con prosa 

— L'Elisir d'amore 

— Gemma di Vergy 

— Lucia di Lammérraoor 

— Lucrezia Borgia i:^^:fit. «li 

— Marino Falierb isnor?! 

— Parisina e ,n /^ {{ .v.Vc..^^ 
~ La Begina di Golcònd» 

Roberto Devereux 



}Iercadmìte. Il Giuramento 

— La Vestale 

Meyerheer. lì Crociato in Egitto 
Moz-art. Don Giovanni 
Pucci F. Le prigioni dì -Edimburgo 
Rieti L. Avventura di Scaram'iccia 

— Chi dura vince 
— . I Due Sergenti 

— Eran due or son tre o Olì Esposti 
TìQfiùni. L'Assedio di CorinJo 

— n Barbiere di Siviglia 

— La Cenerentola' 
~ Il Conte Ory 

— La Gazza I adra 

— Gnglielmo Teli 

— L' Italiana in Algeri 

— Malilde diShabfai> 

— Mosè '■'■'• -■' 

— Otello '^ ^''■' ' ^ 
— - La pietra (1*2] Paragóne 

— Semirartjide ' <;: ■ 

. , ) - J' l.iliil u . 



Mercadante. Il Bravo 
(') Proprietà del )f,* Rosn?ii rappresenfaì'o in USfia^dàlVedùoW-tìicordi.